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FRAMMENTI PER UN AUTORITRATTO 1° parte

di Berto Marampon (Marampa)

 

Arco e dintorni
Piccolo Dain, parete sud, 1985.
Col grandissimo amico Luca Zulian prepariamo il quarto bivacco sulla cengia che sta sotto il tetto sommitale. Bisogna pulirlo da sassi e pietre.
- Che facciamo, buttiamo giù tutto?
- Sìì .. sono le sette di sera, chi vuoi che ci sia? In questi giorni non abbiamo visto anima viva.
E giù sassi, e giù pietre .......

 

Berto in apertura della via Bepi Guerriglia in Valsugana

 

Ad un certo punto sentiamo urla e urla provenire dal basso.Puttana Eva ... Ci guardiamo, i nostri visi di colpo diventano bianchi pallidi, spaventati. Non è possibile, là sotto c'è qualcuno ... 
Ora non sentiamo più niente! Passa il tempo. Alla nostra destra, dal diedro Detassis, spuntano tre ragazzi - di Piacenza, credo - sani e salvi, integri. Per tutto il tempo che li vediamo passare e salire non facciamo altro che dire:
- Scusateci, scusateci, scusateci!..
Ci addormentiamo. Buum!! Una cannonata mi fa sobbalzare.
- Luca, Luca, Lucaaa!..
Fulmini, lampi, saette ci circondano. Sono le 21.
Dobbiamo allontanarci in fretta da tutti questi chiodi, moschettoni, ferraglia. Saliamo qualche metro fin sotto il tetto, piantiamo due chiodi, ci appendiamo e stiamo lì.
Ma porca miseria non va più via. Il temporale se l'è presa con la nostra montagna. Lo spettacolo di luci, bagliori, tuoni è grandioso e lo è anche la nostra paura. Tutto continua fino alle prime luci dell'alba.
A pensarci bene, è la lezione che ci meritiamo: non si butta mai niente dalla parete se non si ha la certezza che ...


Rupe del Castello, parete est, 1986.
Mercoledì IO gennaio. Sto chiodando il tetto sporgente 8 metri e 80 centimetri.
Guardo giù, ai piedi della parete vedo un ragazzino trafficare. Dopo un po' sento un lungo ed acuto sibilo terminare con un gran botto a pochi metri da me.
Figlio di ...
L'ho subito perdonato. A modo suo m'ha augurato Buon Anno.


Cima Colodri, parete est, 1986.
Sabato sera, 24 marzo. In un punto abbastanza scomodo della parete pianto tre chiodi, mi lego e mi addormento. A mezzanotte vengo svegliato dalla pioggia, accompagnata da lampi. N o! Ancora il temporale! Mi sono rotto .. , Prendo lo zaino, la pila frontale e giù in doppia i 200 metri che mi separano dalla base. Alle due dormo tranquillo in tenda.
Domenica Il maggio, fatta anche questa. Sono contento. La nuova via la chiamo scherzosamente col nome del famoso insetticida, "DDT", perché sale parallela alla via "Zanzara", aperta dal Manolo.


Rupe Secca, parete est.
Quando ti guardo, Rupe Secca, sei sempre imbronciata. Ce l 'hai con me perché non ti ho ancora salita con una nuova via, come ho fatto con le tue sorelle vicine, la Rupe del Castello e la Rupe dei Colodri?
Ogni volta che passavo di là avevo questa sensazione. E va bene, ti verrò a salire per quell'affilato spigolo strapiombante che sta a destra del diedro Stenico!
1993. Vado su e giù battendo chiodi per alcuni giorni. È quasi buio, sto arrampicando in giù, arrivato a circa 15 metri dalle ghiaie mi schiaccio un dito, tiro un bestemmione galattico, tocco terra.
Si avvicina una persona che stava seguendo le mie evoluzioni.
- Buona sera - mi dice - dev'essere difficile e faticoso, bravo!
Lo guardo bene, è un prete.


Lo scorpione
Sulla cengetta facciamo sosta.
Luca continua a salire, sotto i piedi c'è un sasso che mi dà fastidio. Lo tolgo, lo butto via e ... che schifo! Spunta un grosso scorpione nero. Non voglio ucciderlo, qui é casa sua. Ho le Superga rotte, da quella di sinistra, vicina allo scorpionaccio, spunta fuori il ditone. Faccio sicura con un occhio a Luca che è alle prese con uno strapiombo marcio, e con l'altro occhio controllo i movimenti della bestiaccia. Ma gli occhi si spostano assieme, così non può andare. Grido:
- Luca! C'è uno scorpione! Secondo te se lo spingo giù muore?
- Nooo! Son pochi metri, butta ...
Tredici metri sotto c'è la vecchia strada asfaltata.
Passano due rocciatori.
- Ragazzi, date un'occhiata ... Lì sotto c'è uno scorpione?
- Sì!
- E com'è?
- Morto stecchito!


L'abbraccio
Il 13 ottobre 1985 cadevano in parete i due amici bassanesi Paolo Pozzi e Fausto Marchesini, entrambi di 19 anni, mentre scalavano la via Castiglioni alla parete nord del Sasso delle Undici, nelle Prealpi Feltrine. Non avevano detto alle famiglie dove sarebbero andati e le ricerche si protrassero per dieci mesi e quattro giorni, fino al 17 agosto 1986.
Venerdì 15 agosto 1986.
Mi sveglio con una strana sensazione. Che calma, che pace dentro di me! Devo andare. Dove vai? Vado a cercare i due ragazzi bassanesi Paolo Pozzi e Fausto Marchesini, dispersi dal 13 ottobre 1985 sui monti del Passo Cereda.
Parto. Il pomeriggio, nei pressi del bivacco Feltre, incontro l'alpinista Toni Marchesini, papà di Fausto. Mi unisco a lui nelle ricerche.
Domenica 17 agosto 1986.
Toni Marchesini, il figlio Giuseppe ed io siamo in cima al Sasso delle Undici.
La giornata è bellissima. Toni pianta alcuni chiodi nella roccia e fissa un capo della corda lunga 200 metri. Mi calo lentamente lungo la parete nord fino ad entrare nell'angusto camino che è la caratteristica principale della via Castiglioni. Il contatto a voce con Toni e Beppe non c'è più. Continuo a scendere, mi fermo, non ho più corda, bisognerà ritornare.
In quel mentre mi sporgo e ... Paolo, Fausto sono una trentina di metri sotto di me. Quante cose in quel momento mi passano per la testa.
- Paolo, Fausto ... Scusatemi se vi ho disturbato - dico ad alta voce.
Mi calmo. Amici cari, prometto che vi dedicherò una via alpinistica, così continuerete a vivere almeno nei nostri ricordi. (2)
Risalgo piano piano, sento che non ho paura di farmi male, come l'avevo prima, perché Paolo e Fausto mi sono vicini e mi proteggono. Esco dal camino, mi ritrovo in parete, guardo attorno, sono circondato da rocce, cielo azzurro, valli, pareti, boschi, cime: è un vero paradiso terrestre.
Quante cose anche brutte sono state dette su di voi in questi 10 mesi e 4 giorni di ricerche! Invece eravate qui a fare una cosa sana, bella, che vi piaceva e la sfortuna ha voluto che il vostro primo, unico errore vi sia stato fatale. Sì! Cari ragazzi, siete stati soltanto sfortunati. Ben sette volte ho sbagliato e sono caduto dalla parete. Sono ancora qui a raccontarlo perché non era la mia ora. Sono stato fortunato.
Continuo a salire e a parlare. Mi pento di avervi trovato, perché so che domani sarete tolti da questo paradiso e portati in quei brutti luoghi che sono i cimiteri delle città. Questo pensiero mi sfiora solo per un attimo ... Vedi, Berto, non ti devi dispiacere perché si doveva dare una risposta ai genitori. Non potevano continuare a vivere chiedendosi in ogni momento del giorno e della notte: dove sono?
Raggiungo la cima. Non servono parole. Toni e Beppe capiscono tutto dalle mie lacrime e dal lunghissimo abbraccio che da quel giorno non s'è più sciolto e non si scioglierà mai.

 

NOTE
2. Promessa mantenuta. Berto Marampon, nell'inverno 1989-90, ha dedicato ai due sfortunati ragazzi bassanesi la via "Paolo e Fausto" aperta in solitaria sulla parete di Ori, poco a monte di Primolano, sinistra Brenta, Valsugana: 350 metri, con difficoltà di A1, A2 e A3, ma ora sempre più spesso superata in libera.

 

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